NON SOLO MEDIOEVO

Nell’arco di due settimane, noi alunni della classe II A SSIG abbiamo fatto un viaggio nel Medioevo, perché abbiamo collegato la lettura di alcuni racconti fantasy con la visione del film “LadyHawke” per esplorare un Medioevo immaginario, poi siamo andati a visitare Castel San Zeno per immergerci nella storia, infine abbiamo partecipato a una lezione del prof. Alberto Costantini per comprendere la differenza tra Medioevo immaginario e Medioevo vero.
Il fantasy è un genere narrativo tra l’epico e il fantastico: è ambientato in luoghi inquietanti che si rivelano incantati, con strane dimensioni alternative, oggetti magici, esseri mitologici o leggendari. Chi legge, si trova di fronte a un avvenimento che non si può spiegare con le leggi che ci sono familiari. Quindi, si trova di fronte a un problema: o si tratta di un’illusione, oppure l’avvenimento è realmente accaduto, ma allora la realtà che ci circonda è governata da leggi a noi sconosciute.
Ogni buon fantasy presenta una trama appassionante ed è pervaso di sottotracce che possono avere significati diversi: il bene che trionfa sul male, l’intelligenza che sconfigge la forza bruta… La trama di solito inizia con un viaggio eroico per ritrovare oggetti magici, oppure è basata sulla difesa di un regno dalle forze del male. Infine, di solito il racconto o il romanzo fantasy si sviluppa in un medioevo immaginario.
Anche il film visto in classe il 26 ottobre rispondeva a queste caratteristiche. “LadyHawke”, co-produzione USA-Italia del 1985, è di genere fantasy, poiché è ricco di colpi di scena e la vicenda ruota intorno a un maleficio che provoca la crudele metamorfosi dei due protagonisti e che può essere sciolto solo in una circostanza insolita. Soprattutto, però, rispecchia l’immaginario che noi abbiamo sul Medioevo: le paure, soprattutto quella dei lupi, il rapporto individuale con Dio, completamente svincolato da quello con una Chiesa governata da rappresentanti secolarizzati e spietati, il rapporto tra il Vescovo e i guerrieri, il frate che cura le persone con le erbe, la spada con l’elsa a forma di Croce, il patto del Vescovo con il diavolo e l’accettazione della morte come un evento normale. La trama presenta la netta contrapposizione tra il bene, rappresentato dal capitano Navarre e dalla sua fidanzata Isabeau, e il male, incarnato nel Vescovo di Aguillon. Anche i personaggi che presentano caratteristiche negative, come il ladruncolo Philippe e il monaco Imperius, alla fine si rivelano dalla parte del bene. Le scene sono interamente girate in Italia. I castelli, i borghi, le valli nelle quali i protagonisti incontrano il loro destino sono tutti italiani: le vicende iniziano nel Castello di Torrechiara (Parma), proseguono a Castell’Arquato (Piacenza), sino a Rocca Calascio, dimora di Imperius. I paesaggi sono quelli di Campo Imperatore, sul Gran Sasso, e del Passo di Giau, vicino a Cortina d’Ampezzo, qui nel Veneto.
Ma la parte più importante del nostro viaggio è avvenuta il 28 ottobre, quando siamo andati in visita guidata al Castello di San Zeno e al Museo Civico “A. Giacomelli”, dove sapevamo che avremmo avuto una spiegazione esauriente su che cosa sia un museo, su come lo si debba allestire e – soprattutto – avremmo capito come mai le mura di Montagnana non sono state abbattute, a differenza di quanto è avvenuto altrove, ma sono state restaurate e mantenute nella loro integrità. Ci ha fatto da cicerone una guida molto preparata, la dott.ssa Silvia Raimondi, che ci ha condotto nel vallo attraverso la pustierla e ci ha spiegato le caratteristiche e la storia della nostra cittadina, facendoci osservare, prima di tutto, le mura. In origine, il vallo era colmo d’acqua, strumento di difesa contro i nemici. Le mura furono edificate in due periodi diversi per volontà dei Carraresi di Padova: l’uso di mattoni, calce, pietra, materiali di tipologie diverse dà alla cinta una cromaticità diversificata, scura e chiara. Quella scura indica la cortina più antica, del 1275; quella chiara è la più recente, edificata fra il 1362 e il 1364. Alla prima fase risale anche l’ampliamento di Castel San Zeno, alla seconda, la costruzione della Rocca degli Alberi. Montagnana “è” la cinta muraria meglio conservata d’Europa. Le mura sono state mantenute nel corso dei secoli grazie alla presenza, all’attenzione e all’amore dei cittadini. Durante la dominazione di Venezia, dal 1410 al 1797, fra i cittadini e la Repubblica del Leone ci fu uno scambio di lettere in cui i cittadini rivendicarono che Venezia, sì, possedeva la città, ma erano loro ad abitarci, quindi alla manutenzione delle mura ci avrebbero pensato loro. Da sempre, quindi, i cittadini si opposero all’abbattimento delle mura, ne vollero la cura e la conservazione: l’identità dei Montagnanesi già allora, come adesso, si basa sulla cinta muraria.
Il Mastio di Ezzelino, o Castel San Zeno, è il nucleo, la parte più antica del borgo di Montagnana: fu costruito nel 1242 da Ezzelino III da Romano e, quando la fazione guelfa si impadronì del territorio, fu adibito a caserma dai Carraresi, poi dai Veneziani, nella seconda metà dell’Ottocento dagli Austriaci e mantenne questa funzione fino alla II Guerra Mondiale. Negli anni ’90 del secolo scorso fu ristrutturato e divenne il polo culturale della città.
Facendoci notare anche gli errori commessi durante i successivi interventi al complesso del Castello, la nostra guida ha sottolineato che la ristrutturazione, cioè l’intervento per consolidare la struttura, è diversa dal restauro di un bene architettonico. Al giorno d’oggi, si dà importanza al restauro conservativo, che rispetta il valore storico dell’opera architettonica ed è basato soprattutto sull’aspetto della sua autenticità.
Entrando nel cortile interno, Silvia ci ha mostrato il pozzo, costruito in argilla in modo che l’acqua non uscisse, e la scala in muratura, aggiunta dai Veneziani: le scale medioevali, infatti, erano mobili, in legno, per poter esser rimosse in caso di aggressione nemica. All’interno del cortile, abbiamo anche osservato le nicchie scavate nella parete e il luogo ove, in origine, c’erano i due affreschi di epoca carrarese, raffiguranti uno la Madonna, l’altro Santa Giustina patrona di Padova, coperti d’intonaco dai Veneziani e ritrovati negli anni ’70.
Dopo essere stati strappati e restaurati, sono esposti nel Museo, dove siamo entrati dopo aver ultimato la visita al cortile, e dove abbiamo imparato che cosa è un museo. Esso è il luogo in cui sono studiati, conservati ed esposti al pubblico gli oggetti importanti per la storia

 

e la cultura di un luogo. La scienza che se ne occupa è la museografia: come abbiamo osservato, le pareti di un museo devono essere di colore neutro, perché l’attenzione del pubblico non si perda a guardare l’ambiente circostante, ma si concentri sui reperti in esposizione.
Uscendo dal Castello, abbiamo avuto la sensazione di aver sperimentato una parte di medioevo e di averla vissuta come protagonisti.
Per finire il nostro percorso, il 2 novembre è venuto nella nostra classe il professor Alberto Costantini, che ci ha spiazzato subito, spiegandoci che quello che immaginiamo noi sul Medioevo, cioè un periodo cupo, grigio, di superstizioni, caccia alle streghe, conflitti, non è affatto vero! Prima di tutto, era un periodo coloratissimo, perché anche le mura di Montagnana possiamo immaginarcele dipinte a colori vivaci; poi, è un periodo di grande creatività e, sì, di grandi conflitti e di forti sentimenti, ma la caccia alle streghe possiamo dimenticarcela, perché inizia molto e molto tempo dopo. 

 

 

Ci ha spiegato la differenza tra ricerca storica, che deve essere ben documentata e introdurre l’approfondimento personale di eventi o fenomeni storici, la divulgazione, che spiega la storia in modo accattivante, ma senza aggiungere niente a ciò che si conosce già, e il romanzo storico. In quest’ultimo caso, lo scrittore affianca personaggi di propria invenzione a personaggi storici e immagina un evento plausibile all’interno del periodo scelto. In particolare, perché ambientare un romanzo nel Medioevo? Per tutto ciò che affascina di questo periodo: il sentimento, la religiosità, lo spirito di avventura, l’eroismo, le Istituzioni, lo scontro di grandi personalità, il fascino del barbarico e dell’esotico, con la possibilità di trattare anche problemi attuali, come ha fatto Umberto Eco ne Il Nome della Rosa. Non necessariamente, infatti, un romanzo ambientato nel Medioevo deve essere storico: può essere anche giallo, horror, fantasy…
Infine, il prof. Costantini ci ha raccontato la sua esperienza di medioevo, parlandoci del suo romanzo Il Principe delle Locuste e delle fonti che lui ha utilizzato, soprattutto sui libri, ma anche in Internet. L’importante è sapere che cosa cercare, e in quali siti!

 

 

 

 

 

Ci ha detto che si è documentato sugli usi e costumi, sul tipo di abiti si indossava allora, sulle pettinature, su com’erano fatte le città e le case, sulle lingue usate, sul valore delle monete, perfino sui nomi delle persone e su tante altre cose. Insomma, ci ha fatto capire che il Medioevo non è un’epoca buia, senza emozioni, ma un mondo tutto da scoprire. Infine, il prof. Costantini ci ha citato una frase di Umberto Eco a proposito della stesura di un romanzo, ed è con questa frase che vorremmo concludere:

 

DEVI METTERE IL PUNTO

QUANDO TI ACCORGI CHE,

QUALUNQUE COSA AGGIUNGESSI,

LO PEGGIOREREBBE.

GLI ALLIEVI DELLA CLASSE II A SSIG, A. S. 2017-2018

18 novembre 2017

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