Un po’ di Storia

Storia dell’Educandato Statale San Benedetto di Montagnana

Da “Il San Benedetto storia e vita dell’Educandato di Montagnana”

L’Educandato S.Benedetto di Montagnana è nato nel 1811, in un contesto storico che vale la pena di descrivere almeno sommariamente.
Siamo in periodo napoleonico. Dopo la vittoriosa campagna d’Italia, il 17 ottobre 1797 Napoleone stipula la pace di Campoformio, con la quale Venezia viene ceduta all’Austria. Dal 1801 al 1805, sempre per volontà di Napoleone, ha nuovamente vita la Repubblica Cisalpina, che dal Piemonte si estende fino all’Adige e che dal 1802 prende il nome di Repubblica Italiana.
Il 18 marzo 1805 Napoleone assume il titolo di Re d’Italia, ma nomina vicerè il figliastro Beauharnais, figlio della prima moglie Giuseppina Beauharnais.
Il 26 dicembre 1805, con la pace di Presburgo, Venezia e la Dalmazia passano dall’Austria al Regno d’Italia e in questa condizione amministrativa rimangono fino al 16 aprile 1814. Proprio in quest’ultimo periodo ricade la fondazione della Casa di Educazione per fanciulle eretta in San Benedetto di Montagnana.
La sede è l’ex monastero di S.Benedetto, che comunemente si ritiene fondato dalle monache benedettine esattamente il 2 ottobre 1502, su istanza della Magnifica Comunità di Montagnana e per concessione del Vescovo di Padova Barozzi che fece ottenere l’approvazione da Papa Alessandro VI. Quello di Montagnana era filiazione del monastero di S.Maria della Misericordia, esistente in Padova, in Prato della Valle, e a sua volta diede origine a quello di S.Bartolomeo di Padova.
Nel 1509, quando scoppiò la guerra della Lega di Cambrai, promossa da Papa Giulio II contro Venezia, le monache abbandonarono la Casa di Montagnana e si rifugiarono a Padova, presso la Chiesa di S. Bartolomeo, concessa per supplica della badessa delle Benedettine, la gentildonna padovana Teofila Bebia. Durante la guerra della Lega di Cambrai il Veneto fu saccheggiato dalle truppe di Massimiliano d’Asburgo e proprio per sfuggire a questi saccheggi e violenze le monache se n’erano andate da Montagnana, dove tornarono nel 1511 quando ci fu un rovesciamento di alleanza e Venezia si unì al Pontefice.
Al loro ritorno le monache aprirono nel monastero di S.Benedetto un collegio per nobili fanciulle e una casa di ritiro per anziane che gestirono poi fino al 1807, quando la congregazione religiosa fu soppressa per decreto napoleonico. Sembra che il monastero di Montagnana abbia attraversato periodi di grande splendore, perché, da un’attestazione del Cittadella, nel 1605 ospitava sessanta suore. Secondo una determinazione del Vescovo di Padova del 1599, la Casa poteva ospitare, oltre alle suore, anche sedici fanciulle di Montagnana educationis causa.
Quando il convento fu soppresso da Napoleone, i suoi beni furono confiscati e l’archivio trasportato all’Archivio di Stato di Venezia. Nel 1804 godeva di una rendita annua di lire 26.371,15 e dava ricetto a ventotto suore. Si può osservare che se i beni fossero stati mantenuti al monastero, avrebbero potuto facilmente risolvere i problemi amministrativi della futura Casa di Educazione per Fanciulle.
È utile ricordare ancora, tornando un po’ indietro, che il Regno d’Italia fu suddiviso in Dipartimenti, questi a loro volta in Distretti, e i Distretti in Comuni. Il Comune di Montagnana dipendeva così dal Distretto di Este e questo era incluso nel Dipartimento del Brenta, corrispondente all’incirca all’attuale Provincia di Padova.

La decisione d’istituire all’ex monastero di S.Benedetto una scuola pubblica può esser nata sia da disposizioni generali del Governo del Regno Italico, che prevedevano la costituzione di almeno una scuola elementare in ogni Comune, gestita dal Comune stesso, sia da istanze delle famiglie abbienti di Montagnana, che desideravano veder mantenuta e continuata nella loro città un’istituzione che già da prima godeva di una lunga fama nel campo dell’insegnamento scolastico.
Anche le suore benedettine, nel maggio 1810, avevano chiesto in una supplica la conservazione di quel locale con la chiesa come casa di educazione per le femmine.
Il primo documento importante per ricostruire le origini dell’Educandato è una lettera che il VicePrefetto del Distretto di Este invia al Podestà di Montagnana in data 16 marzo 1811, giacente nell’archivio Comunale di Montagnana. In essa il Vice-Prefetto comunica che la Direzione Generale della Pubblica Istruzione ha stabilito che il locale ad uso di Collegio di educazione da stabilirsi incessantemente in codesta Comune sia quello che era occupato dalle Monache di S.Benedetto.
Il 20 settembre 1811, come parziale risarcimento alla cittadinanza di un’istituzione ritenuta indispensabile, veniva aperta la Casa dipartimentale di Educazione femminile sotto la sorveglianza del Podestà, e condotta da una Direttrice laica. Il Collegio femminile era strutturato con una impostazione didattica impegnativa, ma anche molto materna, dovuta alla figura carismatica della prima Direttrice, Isabella Fantastici Kiriaki,: donna di notevole cultura e straordinaria delicatezza d‟animo, che però si trovò presto in difficoltà economiche,nonostante i contributi del Comune.
Montagnana contava in quel periodo 7.816 abitanti, ed era un centro importante nell’ambito della provincia di Padova. Possedeva un Commissario distrettuale, una Pretura e una Congregazione Municipale.
Benché la popolazione fosse formata in larga parte da contadini, alcune centinaia di persone appartenevano a quella che potremmo chiamare piccola e media borghesia, ed erano appunto coloro che alimentavano l’utenza della scuola, oltre ovviamente alle alunne provenienti da fuori regione che, finché durò la direzione Kiriachi, mantennero una loro importanza. Nel 1817 il Collegio, inteso anche come stabile, venne affidato al Comune di Montagnana.
Il prestigio dell’Istituzione rimase considerevole ancora per parecchi anni, meritando visite di personaggi illustri, quali i membri della Famiglia Imperiale. Meno facili erano i rapporti con la gente comune, che da questa istituzione si sentiva in qualche misura esclusa. Del resto, l‟accettazione di alunne a retta dimezzata costituiva di per sé una forma di assistenza per famiglie piccolo borghesi, che altrimenti sarebbero state costrette ad inviare le loro figlie alla scuola comunale.
Dopo la morte della Kiriaki, il Comune tentò di risolvere il problema finanziario attraverso una parziale privatizzazione della gestione, ma negli anni ’30 e ’40, troviamo spesso contratti con direttrici laiche che, dopo un po’ rinunciavano all’incarico.
Nel 1859 la conduzione del Collegio veniva ceduta alle Figlie del Sacro Cuore, destinate a gestirlo sino al 1885; questo periodo è caratterizzato da molte polemiche, anche giudiziarie, con il Comune, in quanto il Consiglio cittadino non aveva mai ratificato la decisione: i dibattiti all’interno del Comune e dell’opinione pubblica, tra favorevoli e contrari alle religiose, assunsero il carattere di una contrapposizione ideologica.
Non c‟è da stupirsi dunque se, quando gli austriaci richiesero pressantemente che il Municipio di Montagnana mettesse a disposizione alcuni ambienti dove sistemare le truppe, nelle guerre del ’59 e del ’66, le autorità locali proposero immediatamente i locali del San Benedetto.
La sistemazione non era affatto cattiva, e il collegio si sarebbe prestato eccellentemente a diventare una caserma, ma le suore non vollero lasciare l‟edificio e fecero innalzare un muro divisorio che isolava le loro cellette dal resto del locale; inoltre, la Superiora, Madre Roverscala, si recò a Verona, dove espose le sue ragioni al Generale responsabile “e n’ebbe cortese accoglienza, benigno ascolto e promesse che le religiose non verrebbero espulse dal paese, ma anzi sarebbe loro lasciato un comodo e conveniente quartiere del loro monastero”.
Lo scontro per il collegio, si gioca dunque su due fronti contrapposti: da una parte il Comune di Montagnana, desideroso di tenerci le truppe, e dall’altro le suore, benevolmente appoggiate dai Comandi d’armata.
Finalmente, il 21 febbraio 1884 un Regio Decreto stabilì in modo definitivo che “Il collegio –convitto di S. Benedetto in Montagnana è dichiarato istituto pubblico educativo dipendente dal ministro della pubblica istruzione”. Il Presidente e i Consiglieri della Commissione Amministrativa erano nominati con decreto reale, con una durata tre anni e potevano essere rieletti; in sostanza, è il sistema attualmente in vigore; fatto importante, cessava ogni influenza diretta del Comune e con essa l’oneroso obbligo dell’intervento finanziario nella gestione dell’Educandato e dei suoi locali.
Nel frattempo a Montagnana si sviluppavano quartieri esterni, veniva realizzata la stazione ferroviaria, un nuovo e moderno sistema viario sostituiva quello ereditato dal medioevo e si arrivava ai 10.000 abitanti.
Dopo un periodo di assestamento, il Collegio prese a funzionare con il personale laico, sia pure a ritmi lenti, dato che una parte delle collegiali aveva preferito seguire le suore a Este.
Nel 1902, dopo lunghe discussioni, fu deciso di permettere alle alunne esterne di rimanere in classe assieme alle interne. Durante il primo conflitto mondiale, il Collegio fu occupato e dovette trasferirsi in un locale messo a disposizione da un concittadino.
In questo primo dopoguerra, apparve chiaro che a Montagnana serviva una scuola superiore, soprattutto per le ragazze, che altrimenti erano destinate a non proseguire negli studi. Fu così che nel 1921 si ebbe finalmente la Scuola Normale, poi statalizzata come Istituto Magistrale, aperto anche ai maschi.
Per molti anni, il magistrale del San Benedetto ha rappresentato l’unico Istituto Superiore della città, ricoprendo un ruolo storico di notevole rilievo in quanto ad esso si indirizzavano non solo gli aspiranti maestri, ma chiunque fosse intenzionato a formarsi una istruzione superiore.
Nel secondo dopoguerra a Montagnana e nel territorio, si affermò una nuova classe dirigenziale, nata dalla Resistenza e legata a nuove e diverse esperienze politiche mentre, sul piano economico, non si realizzò mai il sogno di uno sviluppo industriale, magari legato a qualche grossa impresa che togliesse il territorio dalla sua situazione di area depressa a caratterizzazione prevalentemente contadina; ci furono anzi aziende locali, di grosse dimensioni e di vecchia tradizione, che avevano dato lavoro a centinaia di operai, che chiusero i battenti, senza che altre le sostituissero.
Montagnana perse così circa 3.000 abitanti, e proprio nel momento in cui altri centri della provincia si ingrandivano e fungevano da polo di attrazione per iniziative economiche.
La perdita di posti di lavoro nel settore industriale veniva poi aggravata dal progressivo smantellamento di servizi e uffici trasferiti nella vicina Este.
Il deficit demografico, fenomeno assolutamente inedito per l’Italia, colpiva pesantemente il territorio della Bassa, che presentava una popolazione sempre più anziana, anche perché le scarse opportunità occupazionali spingevano i giovani laureati e diplomati a trasferirsi nei centri maggiori.
Accanto a questi elementi negativi, però, si andava accentuando lo sviluppo di micro-imprese, spesso di tipo familiare, che portò alla formazione di una piccola borghesia imprenditoriale, a livello artigianale.
Lo sviluppo dell’artigianato e delle piccole imprese commerciali incoraggiava i giovani a cercare la loro via in istituti scolastici adeguati.
Fu quindi una scelta lungimirante, oltre che audace, quella dell’Educandato di aprire, già nell’anno scolastico 1946/47, un corso di studio ad indirizzo commerciale, che ottenne un notevole successo, arricchendo in modo significativo l‟offerta formativa del territorio; la “ragioneria” del San Benedetto fu prima legalmente riconosciuta, poi definitivamente statalizzata, caso pressoché unico nel panorama dei collegi-convitti nazionali.
Dall’anno scolastico 1990/91 è stato introdotto il corso sperimentale di Istituto Tecnico Commerciale ad Indirizzo Giuridico Economico Aziendale (I.G.E.A.).
L’istituto ha così contribuito a creare quella figura di manager capace di gestire la piccola impresa, spesso familiare, rispondendo ad una esigenza precisa del mercato.
Quanto al vecchio Istituto Magistrale, che con il gemello I.T.C. costituiva in qualche misura il naturale prolungamento delle scuole elementari e medie annesse all’Educandato, era una scuola molto valida, che aveva formato nel corso dei decenni generazioni di ottime maestre, fornite di una preparazione culturale e professionale più che dignitosa, ma anche per disposizione ministeriale, andava considerata superata, e dall’anno scolastico 1992-93 e successivamente, sono stati avviati i corsi di Liceo Pedagogico –Sociale, Liceo Classico Europeo e Liceo delle Scienze Sociali.
Siamo così arrivati ai giorni nostri e all’attuale struttura che tutti conosciamo.