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RITORNO AL PASSATO – Liceo Classico Europeo 1B

Quant’è bello domani a scuola – Vincitori

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Siamo partiti da una domanda: Come ti immagini il domani a scuola?

Ci sono arrivate tantissime risposte – ringraziamo tutti i partecipanti – e qui vi presentiamo quelle che ci hanno colpito di più. Le abbiamo scelte sulla base della scrittura (chiudendo gli occhi qua e là su qualche errorino da penna rossa) e dell’aderenza al tema, ma anche e soprattutto premiando le voci più intense e originali, per costruire l’immagine di una nuova straordinaria scuola: la vostra.

Ecco, tra tutte le storie luminose che ci avete regalato, i racconti che abbiamo scelto di premiare.

 

RITORNO AL PASSATO

Venezia, 2075. Migliaia di persone sono migrate nell’entroterra in seguito all’innalzamento delle acque
causato dai cambiamenti climatici. Una grande crisi travolge l’economia e le abitudini delle persone cambiano drasticamente. Si ricominciano a stampare i giornali e i terreni incolti vengono trasformati in piccoli orti familiari. In pratica, si torna indietro nel tempo.
Luca, prima che tutto questo accadesse, aveva una famiglia, una casa, andava a scuola e seguiva le lezioni dei robot che l’acqua ha distrutto. Jodi il robot era il suo professore preferito, con cui studiava volentieri. Adesso trascorre tutta la giornata con ragazzi della sua età e non sa come comportarsi. «Chissà come facevano i nonni a rapportarsi con ragazzi strani e difficili da capire».
Ora è un orfano del cambiamento.
È il primo giorno di scuola. Il tic ai piedi e il sudore alla fronte testimoniano tutta l’agitazione. Giunto davanti alla porta dell’istituto, Luca è molto pensieroso: «Come sarà un nuovo giorno di scuola con carta e penna? Cosa succederà?»
Al suono della campanella una mandria di ragazzi si dirige verso l’aula del professor Bernardi, un uomo ormai anziano. Luca entra timidamente in classe e incrocia gli sguardi dei suoi nuovi compagni.
«Immagino siate al corrente della nuova situazione» dice il professore con tono sicuro. Alcuni si alzano in piedi con forza per dimostrare il loro disappunto; una ragazza abbassa il capo sul banco e i suoi occhi si fanno lucidi: «Non ce la faremo mai, moriremo senza tecnologia», dice d’un fiato. A quanto pare ci sono già atteggiamenti drammatici e il clima è senz’altro teso.
Inaspettatamente le nocche del docente colpiscono con forza la cattedra, spaventando la classe.
«Vi pregherei di non contestare. Anche io desidero risolvere questa bizzarra situazione quanto voi, ma urlare e piangere non porterà a nulla». Prende i libri sulla cattedra e li fa cadere sul pavimento provocando un ulteriore frastuono. «I manuali al suolo rappresentano la nostra vita: ci sembra che le nostre certezze siano scomparse senza tecnologia, ci sentiamo come fogli calpestati. Il nostro destino ormai è stato segnato dal cambiamento, ma riconquisteremo la nostra vita ripartendo dall’essenziale». Sembra assurdo e irreale come progetto, ma se ben condiviso potrebbe risultare efficace. Luca scrive su un foglio le sue emozioni, i suoi pensieri e lo stesso fanno i suoi compagni.
Il giorno dopo il professore porta a scuola una vecchia foto che ritrae lui e i suoi compagni di classe nel 2021: erano in prima superiore e avevano appena vinto il concorso di scrittura. Spiega ai ragazzi che già ai suoi tempi tutti vivevano attaccati al cellulare. I momenti in cui si parlava faccia a faccia erano pochi e quello fu uno degli attimi più belli che lui ricordi. Ora hanno la possibilità di ricominciare da quello che è più importante: il dialogo, lo stare insieme, la condivisione.
Creano una lezione partendo da una semplice chiacchierata, come solo le persone sanno fare.
Alla fine questa scuola senza robot non è poi così male.

1B Liceo Classico Europeo “San Benedetto” (PD)

 

 

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