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Incontro con la scrittrice Stefania Conte

Il 25 novembre 2015, su invito della signora Gnesin e della prof. Vitali, la scrittrice Stefania Conte è venuta qui a scuola, nella chiesa di San Benedetto, per rispondere alle nostre domande e curiosità, ai nostri dubbi e alla nostre perplessità rispetto non solo ai suoi libri ma alla vita stessa.
E’ stata la prima volta che ho potuto interloquire con un’autrice: questa giornata è stata davvero indimenticabile. Nel pomeriggio in Sala Veneziana c’è stato un altro incontro con la cittadinanza e io ho avuto la gioia di poter partecipare a entrambi gli avvenimenti.
Stefania Conte, accompagnata dal marito, l’editore e romanziere Paolo Morganti, è rimasta con noi studenti dalle undici fino alle tredici ed è stato un incontro molto emozionante, perché ho scoperto tante cose interessanti: ad esempio, la scrittrice è originaria di Venezia ma si è trasferita con il marito e i gatti a Santa Marizza di Varmo, una cittadina del Friuli. La signora Conte ha quattordici gatti e un cane che, proprio come nel libro La gatta che vedeva le streghe, per colazione mangiano latte e pan brioche.
L’incontro si è svolto con semplicità: Stefania Conte ha rinunciato a sedere al tavolo delle autorità e, quando noi le ponevamo domande, era lei che ci porgeva il microfono. Lei trasmetteva molta gioia e carisma, non si è sentita superiore, si è messa al nostro posto per aiutarci a crescere.
Quando è stato il momento di porre delle domande ero emozionato, avevo le mani che sudavano; son rimasto a bocca aperta quando alcuni compagni di altre classi hanno riso, mettendo la malizia sebbene la domanda fosse stata molto seria, profonda e ricca di significati: “Perché nei suoi libri gli uccelli sono simbolo di vita?” Lei mi ha risposto che gli uccelli sono animali psicopompi, cioè che aiutano l’ uomo a capire, “trasportando” la mente, la fantasia, l’anima.
Di preciso, le parole della scrittrice sono state queste: “I passeri riescono ad accompagnare l’uomo in qualcosa di metafisico, di magico, sono simbolo di vita, di una vita talvolta fragile”. Queste parole mi hanno riflettere molto, ricordando una frase de L’ultimo canto del Codirosso: “E centinaia di passeri, ogni giorno, sfiniti, infilzano i loro cuori contro il filo spinato; e i servitori-soldati del mago malvagio li gettano nella bocca infuocata di un drago”.
Un’altra domanda che mi è piaciuta è stata: “Cosa rende speciale la notte di Natale perché compaia così spesso nei suoi libri?”.
“La notte di Natale è una delle notti più speciali dell’anno, insieme al giorno di Pasqua e San Valentino. È la notte dell’attesa”.
E qui ci ha raccontato di come lei, bambina, passava la notte di Natale: dormendo, ovviamente. Ma non era un sonno qualsiasi, era un sonno felice per l’attesa di qualcosa di meraviglioso: i regali.
Un episodio alquanto bizzarro è il racconto di come abbia fatto a comporre l’immagine della copertina del libro La gatta che giocava con le farfalle: ha preso numerose fette di mortadella, le ha fatte oscillare davanti alla gatta, essa ha fatto un balzo, il marito ha scattato una serie di foto ed ecco, la copertina del libro è fatta!
stefania conte Immaginela gatta
Ho potuto vedere molto chiaramente l’amore di Paolo per Stefania: questo mi ha molto colpito e l’ho potuto notare dallo sguardo di Paolo nei confronti della moglie.
Una storia non solo personale ma di amore verso la letteratura: essi si completano nelle loro diversità come nella Divina Commedia è l’amore tra Dante e Beatrice, scandito dai valori cristiani che nei libri della Conte si possono assaporare in modo particolare. Questa è una caratteristica dei suoi libri, l’amore, la fede, la bontà, l’altruismo, parole più volte ripetute in mattinata; altri compagni hanno posto altre domande, a me ha colpito molto quella che ha fatto mia sorella Chiara: “Ci potrebbe dare un suggerimento su come assaporare anche noi quello che abbiamo, come Agnese?”. L’autrice ha risposto che già il fatto di porre questa domanda significa apprezzare ciò che si possiede. Il suo invito è stato a credere nella magia, in quella magia che, secondo me, dovrebbe animare tutte le persone, quella magia che nei momenti oscuri della vita ci dovrebbe dare la forza, come, ad esempio, quando Agnese apre il libro che gli altri vedono ma lei no, è simbolo di amore verso i compagni aiutandoli con la fantasia a farli vivere dentro.
Terminato l’incontro, l’autrice ha autografato le copie dei suoi libri che gli allievi le porgevano.
Quando ha autografato il mio libro non sono resistito alla tentazione – però positiva – di complimentarmi con lei per L’ultimo canto del Codirosso perché venivano messi in evidenza l’altruismo, l’amore, la bontà, il sapersi accontentare, i saldi valori cristiani e lei mi ha risposto che senza di essi non si potrebbe vivere.
La mattina è terminata con gli autografi e le dediche.
steania conte Immagineil gatto che apriva i cassetti
Quello stesso giorno sono stato a scuola fino alle diciassette, poi, nel tardo pomeriggio, ho potuto partecipare all’incontro tenuto, a cura della signora Antonia Scapin, presidente di Italia Nostra-sezione di Montagnana, nella Sala Veneziana di Castel San Zeno, che mi ha colpito molto per le domande poste dalla prof. Vitali e per il linguaggio usato. Mi è piaciuto molto, anche se non ho capito alcune cose perché non ne conoscevo il significato.
Mi ha interessato in modo particolare quando Stefania Conte ha parlato dei gatti, ha detto di averne quattordici e a mio parere li tratta come degli umani; sono rimasto sbalordito quando ha parlato delle cattiverie contro di lei, perché ogni persona del paese si è identificata in un personaggio cattivo, quindi è stata diffamata e accusata sulla pagine dei quotidiani. Ciò ha risposto ad una delle domande da noi poste durante la mattinata: “Perché il suo primo romanzo, La gatta che vedeva le streghe è ambientato a Santa Marizza di Varmo e gli altri no?”. Ecco perché gli altri romanzi non sono ambientati a Santa Marizza.
La prof. poneva delle domande che erano concatenate e l’autrice rispondeva: è stato molto bello per me questo perché, avendo già partecipato in mattinata, nel pomeriggio ho capito ancora più approfonditamente che la sig.ra Stefania Conte ha ribadito che l’essere curiosi, esprimere le proprie emozioni, i propri sentimenti ormai è diventato inusuale ma è molto importante.
I romanzi di Stefania e del marito sono una fusione di idee e opinioni: alla fine dell’incontro, infatti, il marito ha preso la parola e ha parlato dell’amore e della fede che sono alla base di tutto.
Stefania Conte ha parlato poi del libro L’ultimo canto del Codirosso e ha ribadito che il bene non si lascia sopraffare dal male, l’amore che Agnese dà agli altri è generato dalla fiamma che ha dentro di sé.

codirosso
Verso la fine dell’incontro c’è stata una dolce sorpresa per tutti i presenti, soprattutto la per la signora Conte: la presidente di Italia Nostra ha chiesto ai pasticceri e ai fornai di Montagnana che realizzassero, con le ricette inserite nel romanzo La gatta che vedeva le streghe, dei dolci e dei particolari tipi di pane. Tutte le pasticcerie e le panetterie di Montagnana hanno aderito a questo progetto e tutti gli esercenti hanno esposto nel negozio il libro della signora Conte e hanno preparato i dolci e i pani del libro. Quelli che mi ricordo sono i biscotti di Natale di Piet e Père Noel, la torta di San Lorenzo, la torta malinconica, la torta Chiffon e i panini con prosciutto e sottoaceti: tutto estremamente gustoso e saziante.
Addirittura, una nostra compagna di classe, Matilde Gobbi, può vantarsi di aver contribuito a realizzare la ricetta più importante: infatti, i biscotti di Natale sono stati prodotti nella pasticceria dei suoi genitori!
L’autrice è stata molto contenta nel vedere che le ricette di nonna Giuseppina Clementina Bernabò fossero messe in pratica e fatte assaggiare ai presenti.
Posso documentare che sono stati davvero buoni! Dolci e sapori erano così tanti e i risultati così buoni che a cena non ho neanche mangiato.

L’incontro con Stefania Conte mi ha aperto il cuore e sono molto felice di averla conosciuta, anche la sua stretta di mano mi ha fatto sentire meglio: spero di poterla ritrovare ancora, un giorno, e non vedo l’ora che esca il suo ultimo romanzo, Le gatte che mangiavano le patatine.
libro lettoImmagine
Altruismo, amore, fede, bontà, gioia, accontentarsi di ciò che si ha sono i “temi” principali dei libri di Stefania Conte. Ella ha lasciato un segno profondo dentro di me – come credo lasci a tutti coloro che leggono i suoi libri – e spero che molti possano trarre esempio da Agnese, coltivando l’amore e non la guerra.

Gli alunni della classe IIA della Secondaria di Primo Grado

FRANCESCO ROSA
UMBERTO CREMA
DANIELE BUBOLA

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